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Andrea Zanzini homepage


Cliente:Educaid ONG
Date:01 April, 2005

Percorso di facilitazione per educatori palestinesi

educaid logo per facilitazione educatori palestinesiPer Educaid ONG e Coop.Sociale Tanaliberatutti ho svolto un percorso di facilitazione per un team di educatori palestinesi

Rimini (RN) – Venerdì 1 Aprile 2005


EXPECTATIONS

ASPETTATIVE

Experience Exchange

Training about educative work

Watch different experience of LudobusVisit Kindergarten and Playroom (space and organization)Meet the clownBuild games with expert Make work betterCoordinate WorkTools LuggageNew IdeasAbility to build activities to solve child’s problem

RESOURCES-ABILITY

RISORSE-ABILITA’

Activities

Manage-Find resources

Organize events

Training

Reciclyng **Public Relation Festival for kids and teacher *Trainingabout:

  • Education
  • Materials & tools
  • Social
  • Childhood
  • Animators
Pedagogic/Educative experience with kids **Manage Computer Study meeting about kids care
*Artistic activitiesand design *Plan and evaluate (manage & organize) Dance Festival
Build games quickly *Find money $ Kids Parliament
Write a booksabout games *Find volunteers Planning Trips Groups
Sanitary Education *Find Space no $ for projects *Organize Summer Camp
Theatre activities *Communication tel/fax
*Manage Group Games *Car

  • Tools & materials
  • Documents book
Clown for education with smile and shows *Write projects, report, and risk evaluation about money
Write songs for kids

 

Impressioni sulla visita-scambio con le ragazze ed i ragazzi palestinesi della striscia di Gaza

Innanzitutto sarebbe utile chiarire chi sono, cosa fanno i ragazzi ed il motivo per cui abbiamo organizzato questa visita e per il quale sono stati nostri graditi ospiti.

Bene, questo non sarà oggetto di questo scritto; basti sapere che alcuni di loro verrebbero definiti usualmente “educatori” altri “formatori” e che in entrambi i casi provengono dalle diverse situazioni civilmente e socialmente drammatiche dei territori palestinesi.

E’ soprattutto questo che mi spinge, inusualmente, a scrivere qui, ora. Infatti quello che dapprima si presentava ed era stata organizzata, preparata ed “attesa” come una settimana di formazione che “noi” avremmo fatto subire “loro” si è trasformata in una emozionante esperienza di ascolto, liberazione, incontro, e per fortuna.
Come è nelle cose in cui ci si incontra provenendo da paesi diversi, non necessariamente molto lontani, alternativamente chiamati scambi internazionali, la relazione tra le persone e le dinamiche che ne nascono, si complicano, si saturano e si diluiscono, finiscono per divenire, più dei contenuti che si tenta inutilmente di trasferire, l’esperienza più intensa e quindi più decantabile.
In questa occasione più che in altre, le “pressioni” e le violenze subite quotidianamente dai nostri ospiti insieme alla loro profonda volontà di sanare tali sofferenze nei bambini che incontrano, hanno rappresentato, dal mio personale punto di vista, l’occasione più importante di questo incontro. Come è ovvio, una occasione per noi e per loro.

Una occasione per noi non vi è dubbio e mi spiegherò in modo organico più avanti, ma ciò che prima di tutto importa è capire come da questo noi si possa trarre insegnamento a futura memoria, per un prossimo fruttuoso incontro.
La sensazione più forte, tutto sommato prevedibile ora, è che vi fosse da parte loro una necessità di raccontarsi, portare fuori non tanto il dolore o la sofferenza dei diversi tipi di drammi vissuti in vita, quanto piuttosto l’addizione ed il soffocamento dei propri pensieri, il fatto che continuamente ci si avviti a pensare e spaventarsi sempre intorno alle medesime quanto vitali situazioni di incertezza ed oppressione.
Come tutto questo soffochi la possibilità di pensare ad altro, indotta, scientificamente o inconsapevolmente dalla militirazzione e dalla chiusura di quei territori, dai comportamenti degli occupanti altrettanto stressati, e cosi via, giorno dopo giorno, nelle strade, nelle case, nei tempi lasciati vuoti dalla inoccupazione e dalla inappetenza.
Come in un vaso comunicante, ciò che non è possibile riempire con aria di libertà viene svuotato ed occupato da altro fino all’orlo, strabordando, riempie quella stessa mancanza.
Ma ciò che è altro, è indotto e subito sulla propria pelle, su quella di familiari ed amici che alla pari ne rimangono colmi, offuscati.
Discutere sempre gli stessi argomenti, rimpallarseli gli uni con gli altri, affrontare continuamente gli stessi problemi, tentare di uscirne per accorgersi poi che è il modo migliore per sentirsi sempre di più, sempre di più, sempre di più, alienati nella stessa trappola.

[Ci siamo trovati in alcuni momenti, a due o tre, su scalini pianerottoli e “scarane” di soffitta, davanti ad occhi affogati nella disperazione di non riuscire a comunicarci quanto fosse alienante ,]

[E quella alienazione che prima delle altre dobbiamo affrontare, non credo si chiami più formazione ma non mi importan poi tanto, perché affrontarla significa liberare energie e disponibilità che siano importanti per loro stessi e per i bambini che incontreranno nelle strade di Palestina. Non voglio qui proporre come fanno in tanti una via della liberazione, una soluzione al problema ma segnalare una priorità:investire su loro stessi, sulle loro risorse e sulla possibilità che si impegnino su altri pensieri, per ………..]

Ci siamo regalati…

Prossimo progetto: La spiaggia ludista