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Date:31 January, 2024

Al TedX Viserbella per ispirare Comunità, Innovazione e Turismo


TEDx Viserbella nasce dalla volontà di alcuni compagni di viaggio di questi anni, la Cooperativa di Comunità Urbana Pixel, la proloco di Viserbella, Figli del Mondo aps ed Appenninol’Hub per aggiungere ai tanti progetti di economia comunitaria sviluppati a Rimini Nord, alcune suggestioni ulteriori e spunti di riflessioni insieme a significativi speaker come Ernesto Sirolli, Giovanni Teneggi, Martina Manescalchi, Saverio Cuoghi e Marta Fabbri.

dal sito TedXViserbella.it: è un evento che riunisce menti brillanti, innovatori e pensatori audaci per condividere storie che illuminano nuove prospettive e ispirano azioni significative. Con conversazioni stimolanti e illuminanti, questo evento unico offrirà una piattaforma per il cambiamento e la trasformazione, personale e della nostra società.

Sperimenta il potere delle idee che possono davvero cambiare il mondo. Non perdere l’occasione di essere parte di TEDx Viserbella – un viaggio straordinario nell’illuminazione delle menti e nell’ispirazione delle azioni.


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La trascrizione integrale dell’intervento:

Da oltre venticinque anni mi occupo di organizzazioni non profit e lavoro per ispirare comunità e imprese a sviluppare innovazione sociale insieme a sostenibilità ambientale e solidità economica.

Questa sera vorrei portarvi con me in un breve viaggio dentro i fattori umani che influenzano lo sviluppo e la facilitazione d’impresa. Non sarà un racconto esaustivo, ma uno sguardo selettivo, che spero possa comunque affascinarvi.

Parto da un dato. Nel 2016 la provincia di Rimini era tra le ultime in Emilia-Romagna per numero di startup. Eppure, sul territorio operavano — e operano tuttora — ben 16 enti, pubblici e privati, dedicati allo sviluppo d’impresa.

Negli anni mi ero occupato di orientamento scolastico e professionale e avevo la sensazione che soprattutto i giovani, con un’idea o con il desiderio di trasformarla in impresa, fossero disorientati. Spesso passavano dalle scrivanie di questi enti facendo le domande giuste… alle persone sbagliate. E viceversa.

Proprio in quegli anni, grazie all’associazione Palloncino Rosso, fummo invitati a realizzare un’iniziativa sui temi della sharing economy, dell’economia circolare e dello sviluppo d’impresa. Proponemmo allora di mettere attorno a un tavolo tutti quei 16 enti.

Potete immaginare cosa significhi ascoltare 16 interventi sullo stesso tema. La situazione degenerò al punto che minacciai scherzosamente di sedermi sulle gambe del sindaco pur di interrompere l’incontro — eravamo ormai all’ora di cena.

Ma da quell’esperienza emerse una cosa chiara: c’era bisogno di coordinare gli sforzi.

Nel frattempo mi occupavo anche di counseling, una pratica che consiste nell’accompagnare una persona, passo dopo passo, ad affrontare difficoltà o a costruire il proprio progetto. Mi venne allora un’idea: e se facessimo la stessa cosa con i giovani aspiranti imprenditori?

E se, prima ancora di parlare di business plan, mercato e clienti, accompagnassimo le persone a realizzare se stesse attraverso il proprio progetto d’impresa?

Ebbi la fortuna di incontrare Patrizia e Lino, che mi diedero fiducia su questa intuizione — forse senza averla capita fino in fondo, ma credendoci comunque.

Organizzammo così un incontro sulle colline di Rimini, invitando un centinaio di persone: i 16 enti, ma anche imprenditori, commercialisti, avvocati e consulenti. Quello che emerse fu una grande disponibilità a collaborare.

In quell’occasione facemmo ascoltare un intervento di Ernesto Sirolli, che parlava dell’importanza di diventare “servitori” dei territori. Non consulenti — cioè persone che sanno e spiegano — ma facilitatori: persone che si mettono accanto, ascoltano e accompagnano.

Quell’idea funzionò.

Nel 2019 nacque Primo Miglio, il primo incubatore di startup della provincia di Rimini. Non era solo un coordinamento di servizi, ma soprattutto un sistema di relazioni tra persone: quelle che stavano dietro alle scrivanie, con la loro capacità di ascolto e sensibilità.

E accadde qualcosa di significativo: nello stesso anno Rimini diventò la prima provincia in Emilia-Romagna per numero di startup innovative. Non fu solo merito nostro, ma forse contribuimmo a rendere il terreno più fertile.

Accompagnammo quasi 20 startup.

Sembrava l’inizio di una storia di successo. Ma non lo fu, almeno non nel modo previsto.

Perché nel 2019 accadde anche un’altra cosa: ci innamorammo.

Un amico, Armando, mi portò a Cerreto Alpi, un piccolo borgo tra Emilia e Liguria. Un luogo straordinario: il mulino, il fiume, il profumo della legna nei camini, e soprattutto le persone.

Lì incontrammo comunità provenienti da tutta Italia che, attraverso cooperative di comunità, affrontavano le fragilità delle aree interne: spopolamento, mancanza di servizi, perdita di relazioni.

Rimanemmo colpiti.

Tornando in macchina iniziammo a immaginare: cosa potremmo fare nei nostri territori?

Da lì nacquero nuove connessioni, nuovi incontri, nuove fiducie. Come quella di Roberto, che ci accompagnò a San Leo, facendoci entrare nelle case, nei negozi, nelle relazioni.

E poi Vittorio, storico fornaio del paese, che compì un gesto straordinario: affidò il suo sapere e la sua attività a una cooperativa di comunità formata da abitanti del borgo.

Oggi quel forno è riaperto e dà lavoro a giovani. La cooperativa gestisce anche altri servizi e iniziative culturali.

Quell’esperienza ci aprì il cuore.

Decidemmo di creare Appenninol’Hub, il primo incubatore dedicato alle imprese di comunità. Abbiamo incontrato quasi 200 esperienze in tutta Italia: comunità che rigenerano economia e relazioni.

Il nostro approccio è formativo, ma soprattutto umano ed esperienziale: si impara facendo, insieme.

Durante i percorsi succedono cose sorprendenti: i progetti si fondono, i team cambiano, nascono nuove idee.

Queste esperienze ci hanno insegnato molto.

Abbiamo capito che le imprese di comunità sono ibride:
– perché uniscono sostenibilità economica e impatto sociale;
– perché intrecciano impresa e volontariato;
– perché sono straordinariamente generative… ma anche fragili.

Sono fragili economicamente, ma anche nelle relazioni, perché sono aperte, partecipative, democratiche.

Un altro concetto chiave è quello di intenzione.

Non è solo passione. È direzione, energia, senso. Spesso nemmeno le comunità riescono a definirla chiaramente all’inizio, ma è la forza più potente di questi progetti.

Un esempio è “Chiocciola – La casa del nomade” di Pennabilli. Un’esperienza che ha saputo ricreare condizioni di vita attrattive per giovani, generando lavoro ma soprattutto comunità.

Durante un percorso insieme, si sono definiti come una “cassetta degli attrezzi”: uno spazio da cui chi arriva può prendere strumenti per costruire il proprio progetto e restituire valore alla comunità.

Non importa se si chiami associazione, impresa o cooperativa. Conta ciò che genera.

Un altro tema centrale è il rapporto tra democrazia e leadership.

Queste imprese sono partecipative, ma questo rende complessa la gestione. A volte c’è persino resistenza a usare parole come “imprenditore” o “presidente”.

Ricordo Irene, una leader naturale. Non voleva essere chiamata presidente. Così abbiamo inventato un termine: “fiorellino”.

Un modo per riconoscere il ruolo senza snaturare la cultura del gruppo.

Infine, un ultimo insegnamento importante mi è arrivato da Elisa, responsabile delle risorse umane della Croce Rossa di Rimini.

Mi ha fatto capire cosa significa davvero prendersi cura delle persone in un’organizzazione: non solo svilupparne le competenze, ma costruire percorsi che tengano insieme le loro intenzioni e gli obiettivi dell’organizzazione.

Ho capito, a 45 anni, cosa significa davvero lavorare con e per le persone.

E anche questa, in fondo, è una storia di innamoramento.

Grazie.